Titolo: La Valle dei Dimenticati
Autore: Roberto Re
Editore: Sangel Edizioni
Pagine: 624
Prezzo: 18,00 euro
Pubblicazione: 2011
Sinossi
Un mondo in cui non si sogna più è lo scenario nel quale si muove Charynn, donna del popolo dei Kimòmenios (antica popolazione che ha imparato a catturare i sogni della gente e servirsene per i propri studi) che ha uno scopo vitale: trovare gli umani che hanno ancora il potere di sognare e portarli nella sua terra, la Katachnia, in modo da consegnarli nelle mani dei Sognatori del suo popolo, i Demosoneiros, e farli diventare Dragonieri. Un’antica casta che, per secoli, ha mantenuto l’ordine sulla terra e che ad un certo punto, accusata di malvagità varie, è stata costretta ad auto-esiliarsi in un posto sconosciuto nascosto agli occhi degli uomini.
Un compito che Charynn esegue da secoli, da quando una maledizione lanciata da un Demosoneiros reietto ha segnato la loro strada: tutte le donne Kimòmenios sono diventate sterili e solamente attraverso il potere dei sogni potranno sconfiggere Kometek, colui che ha lanciato la maledizione, e restituire il futuro al loro popolo.
Ma la strada è tutt’altro che semplice: spostandosi nel resto del mondo per rintracciare le persone contattate dai sogni (un giovane di 16anni che non è mai uscito dalla fattoria dei genitori, un principe che deve difendere l’ultimo baluardo della sua terra in un castello assediato dalle forze nemiche, l’ultimo abitante di una antica terra scomparsa che è sotto l’influsso di una possessione demoniaca e una coppia di ragazze lesbiche costretta a nascondere il loro legame), Charynn correrà grossi rischi per riuscire a portare a termine la sua missione, ostacolata dallo stesso Kometek, il quale non è altri che suo marito.
Ma Charynn non può sapere che le cose non stanno esattamente come ha sempre pensato, come sempre le sono state raccontate da Anthalos, il signore del suo popolo. E quando verrà a saperlo e tutte le convinzioni sulle quali si era appoggiata, e con le quali si era fatta forza per superare il presunto tradimento di suo marito, crolleranno, allora dovrà trovare la forza per aprire la sua mente a ciò che non vorrebbe credere.
Perché “talvolta ciò che appare non è, e ciò che è, è meglio che non appaia”…
Recensione
Un altro fantasy per la casa editrice Sangel in cui i sogni ricoprono un ruolo principale, anche se qui vengono trattati in maniera completamente diversa, come "veicoli" di informazioni (e non come entità).
Secondo romanzo per Roberto Re, rimasto fedele anche stavolta al genere.
Il volume in questione è strutturato come se fossero 4 libri in 1, per un totale di 624 pagine.
"La Valle dei Dimenticati" attinge alle figure classiche del filone tradizionale: un ragazzo dalle umili origini trascinato in vicende più grandi di lui che lo formeranno e lo renderanno un uomo, un principe con un regno da difendere, una guida magica con il suo potente bastone (anche se quest'ultima, in quanto a saggezza, lascia moltissimo a desiderare e vi accorgerete del perchè seguendo lo sviluppo della storia), draghi e dragonieri, una maledizione da spezzare, un nemico spietato che trama nell'ombra, intrighi e inganni, guerre devastanti alle porte. I prescelti, che hanno già una vita piena di problemi e segnata da errori e orrori di ogni tipo, saranno letteralmente costretti ad assumersi carichi ancora maggiori in nome di un "destino" e di una "missione" che li attende da qualche parte e della quale verranno per lungo tempo tenuti all'oscuro.
Ma a tutto questo l'autore aggiunge elementi innovativi per il genere di cui si sta parlando: la presenza di due ragazze lesbiche (indice di un desiderio di voler rendere ancora più credibile il genere fantasy, avvicinandolo a situazioni quotidiane che appartengono alla realtà e liberandolo dai tabù) e di un uomo posseduto da ben due demoni (uno dei quali è un mutaforma - qui chiamato "cambiaforma" - figura che appartiene al patrimonio delle "leggende metropolitane" e che di conseguenza sarebbe più facile da trovare nei più moderni Urban Fantasy).
Il primo libro è dedicato alla presentazione e all'introduzione dei principali personaggi che, come già accennato, nel corso della storia si ritroveranno, loro malgrado, a dover condividere lo stesso destino.
La partenza è lenta e complicata, perchè all'inizio solo uno dei 4 "prescelti" viene raggiunto dalla guida magica incaricata a trovarli e riunirli tutti. Gli altri sono tutti dispersi: chi in fuga, chi impegnato in un viaggio disperato alla ricerca di aiuto per il suo regno sotto assedio, chi vaga spinto soltanto dall'istinto. In principio li vedremo alternarsi in capitoli brevi, dalla lunghezza che va da un minimo di 1 a un massimo di 4 pagine. Dalla seconda metà del secondo libro le vicende si faranno più complesse e di conseguenza anche i capitoli si allungheranno, fino ad arrivare a 11 pagine.
Il primo personaggio che conosciamo è Sandor, un ragazzo semplice, onesto, che al principio della storia ha 14 anni e vive con la sua famiglia di contadini.
Come si legge dalla sinossi, tutta l'umanità ha dimenticato di possedere la capacità di sognare, semplicemente perchè i sogni di tutti vengono "rubati" da un popolo di cui nessuno ricorda l'esistenza prima che essi possano memorizzarli. Sandor è uno dei pochi ai quali alcuni sogni rimangono impressi nei ricordi e in virtù di questa capacità viene raggiunto da una donna che, dopo averlo tenuto sotto osservazione per un certo periodo di tempo sotto le mentite spoglie di un'anziana, una notte, in gran segreto, lo trascina fuori dalla sua casa e lo allontana definitivamente dalla sua famiglia, dicendogli che lo attende un compito molto importante che lo terrà impegnato per il resto della sua esistenza. In seguito la donna rivelerà le sue vere sembianze: pur avendo 700 anni, infatti, ha un aspetto giovane ed è molto bella. Il suo nome è Charynn.
A questo punto apro una piccola parentesi personale, che però è attinente, almeno in parte, con la recensione...
Pochi giorni fa, leggendo un altro romanzo fantasy, pensavo di aver individuato in uno dei protagonisti il personaggio più odioso mai incontrato in un libro. Con Charynn mi sono dovuta ricredere: l'antipatia che ho provato per lei supera di gran lunga quella che ho provato per qualunque personaggio presente in letteratura.
Questo "odio" è stato in assoluto il sentimento più forte che abbia mai provato verso un personaggio presente in un libro, sentimento che pur essendo negativo segna un punto a favore per Roberto Re, perchè significa che la sua storia riesce a far immedesimare i lettori.
Charynn ha un atteggiamento imperioso: è presuntuosa, arrogante, impulsiva, insensibile e irritante. Decide cosa è meglio per se e per gli altri, s'intromette nelle questioni private degli altri personaggi (come quando interviene nel rapporto tra Klara e Aloys) senza il minimo tatto se reputa che questo possa rappresentare un problema per i suoi interessi.
Irrompe nelle vite dei poveri "prescelti" non solo privandoli della loro libertà e del diritto di scelta, ma lo fa senza fornire loro alcuna spiegazione, lamentandosi addirittura per le loro leggittime domande e liberatorie lamentele, ingannandoli, calpestando i loro sentimenti e non avendo alcuna considerazione nè di loro come persone nè dei loro problemi e dei loro legami.
L'unico che sembra penetrare la sua armatura è il giovane Sandor (ma comunque non illudetevi che si lasci andare ad atteggiamenti molto materni nei suoi confronti).
Il suo è un comportamento che ho sempre trovato odioso nella figura dei saggi o delle guide magiche, per questo motivo quando ho dovuto ricorrere io stessa a una figura del genere l'ho resa più loquace e comprensiva e ho dato al mio protagonista la libertà di scelta che non avrebbe mai avuto in un fantasy di stampo classico.
Charynn è uno di quei personaggi ai quali non piace essere usati e ingannati, ma che poi fa esattamente questo con gli altri per raggiungere i suoi scopi. Per quanto buone o nobili siano le sue intenzioni, si comporta in modo ingiusto, riversa la sua frustrazione, il suo odio e la sua rabbia contro chi le sta attorno, facendo così pagare a molti altri una condizione che in fin dei conti è stata causata proprio da dal suo popolo e poi continuata dando il suo contributo.
Nemmeno una volta si pone degli scrupoli, chiedendosi in virtù di quale giustizia è pronta a sacrificare la vita di molte altre persone e di tutti quelli a esse collegate (per esempio la situazione del principe, dal cui viaggio in cerca di aiuto dipende la salvezza di tutta la sua gente), per riportare la pace nella sua terra ed evitare l'estinzione del suo popolo, popolo che è unico responsabile della maledizione che lo ha colpito e del pericolo che minaccia il resto del mondo. Non solo lei non avrebbe il diritto di pretendere l'aiuto di altri, ma ricorre pure a bugie e alla forza per costringere gli altri a darglielo.
Il suo spessore psicologico è molto più marcato rispetto a quello degli altri personaggi, sui quali, infatti, si impone senza una minima difficoltà: se si potesse fare un'analisi psicologica, risulterebbe una maniaca del controllo, la cui forza e prepotenza sono in realtà espressione di debolezza, fragilità e ingenuità.
Non è fatto mistero nella sinossi sull'evoluzione delle vicende: lei è la prima a essere stata vittima di un enorme inganno e agendo in modo impulsivo, accecata dall'odio, non si è minimamente posta alcuna domanda per 700 lunghissimi anni, credendo su due piedi a ciò che le veniva inculcato, non esitando nemmeno un momento a credere che la persona che amava l'avesse tradita e abbandonata
Si renderà ridicola quando rinfaccerà al marito le conseguenze causate dal comportamento suo e del suo popolo e le scelte che ha compiuto, dal momento che sono gli stessi che lei ha tenuto con i "prescelti".
Passiamo agli altri personaggi...
Lawell è un principe, abituato a comandare un popolo e a dirigere un esercito. Per mesi il suo regno è stato messo sotto assedio dagli Oester, un esercito nemico. Un uomo all'apparenza forte, coraggioso, che per salvare la sua patria, la sua famiglia e la sua gente affronta l'impervia catena montuosa dalla quale si dice che nessuno sia mai tornato indietro. Nonostante queste premesse, nel secondo libro si rivela molto più debole di quanto ci si aspetterebbe da chi ricopre un ruolo come il suo: quando Charynn si intromette nella sua vita per appioppargli l'ingrato compito di "prescelto, senza possibilità di replica", lui si lascia zittire e si fida su due piedi di una falsa promessa che la donna gli propina come contentino per tenerlo a bada, perchè lui gli serve per il suo scopo.
Da parte di un principe, per quanto stanco da mesi di assedio e disperato (anzi proprio per questi motivi), mi sarei aspettata diffidenza e una maggiore resistenza, soprattutto dato il modo in cui lo tratta la donna, che si riferisce al suo regno come "un piccolo pezzetto di terra", sminuendo così non solo il suo popolo e la sua patria ma anche minimizzando il grave pericolo che corrono tante vite innocenti.
E gli ci vuole poco tempo prima che si abitui e si lasci distrarre dal nuovo "destino" affibbiatogli.
Quando recupera lucidità e si rende conto di aver dato retta ciecamente a una sconosciuta che l'ha trattenuto contro la sua volontà con l'inganno, ho pensato subito "Finalmente, era ora che si svegliasse! Fatti sentire!". Peccato che le cose siano andate diversamente di come speravo.
Aloys e Klara sono le due amanti che, come detto, rappresentano una delle novità del romanzo. Caratterialmente ed esteticamente sono agli antipodi: Aloys ha i capelli lunghi, lischi e biondi, ha una carnagione chiara, è molto timida, insicura e delicata; Klara ha i capelli ricci e bruni, la carnagione abbronzata, è loquace, spigliata, intraprendente, sfacciata e ha un carattere forte e sicuro. Delle due quest'ultima mi sta più simpatica, anche perchè è una delle poche persone alle quali l'autore concede l'onore di rimbeccare Charynn, anche se in pochissime occasioni (purtroppo).
Kometek è il grande nemico e fa la sua comparsa "fisica" dal secondo libro in poi. Al contrario da come ci vengono presentati i fatti, appare come un uomo buono, ancora innamorato di Charynn (mi sono chiesta come facesse ad amare un'essere così odioso, ma lasciamo stare), spinto a commettere atti criminali unicamente per difendersi. Dal primo momento in cui ha fatto la sua entrata in scena è stato uno dei due personaggi che ho seguito con maggiore interesse (non dico che mi sono "affezionata" perchè non mi ha coinvolta in modo profondo, ma di sicuro è stato uno dei miei preferiti). Pur avendo un ruolo determinante, Kometek fa poche apparizioni in tutto il volume, concentrate soprattutto nell'ultimo libro.
Un'altro personaggio che si è arrirato le mie simpatie è Kjaer (l'uomo posseduto dal cambiaforma e da un altro demone), che una volta libero si rivela un tipo tranquillo, pratico, leale, che non si fa mettere minimamente in soggezione da Charynn (ulteriore motivo per cui ha ottenuto la mia stima). Peccato che il suo carattere schivo e riservato lo porti a mettersi poco in mostra nel corso della storia: è quello che ha meno spazio di tutti e lo si vede agire di più soltanto nei paggaggi cruciali.
Anthalos è un altro personaggio abbastanza contraddittorio: a volte è estremamente ingenuo, altre volte riesce a capovolgere una situazione in suo favore. Lui, Deyter, Galael e pochi altri personaggi di "contorno", invece, mi hanno lasciata indifferente.
Il primo capitolo dell'ultimo libro segna una brusca accelerata di 5 anni in avanti: ottima scelta, visto che nei precedenti capitoli, seguendo Lawell, abbiamo già visto quali erano i compiti che attendevano questi "prescelti": se l'autore avesse dovuto riprendere le stesse cose per gli altri 4, il libro si sarebbe allungato di almeno altre 200 pagine.
In conclusione, la storia è generalmente ben scritta, piacevole, e segue un percorso lineare, grazie al quale è possibile prevedere con un discreto anticipo quello che accadrà in seguito, le varie fasi e i passaggi che seguiranno, l'evoluzione dei rapporti tra i vari personaggi e l'epilogo.
Data la mole e la lunghezza del romanzo, alcuni concetti e situazioni vengono ripetute per aiutare il lettore a non perdere il filo e l'autore a non cadere in contraddizioni (contraddizioni che Roberto Re è stato molto bravo a evitare).
Come già detto, il finale è lineare, come il resto della storia: può risultare facilmente prevedibile se si è seguita la lettura con attenzione, tranne che per un unico avvenimento cui ovviamente non posso fare riferimento, altrimenti rovinerei la sorpresa.
La prevedibilità, tuttavia, non è un elemento che danneggia il romanzo: non è lampante per tutti (chi non è abituato a leggere fantasy molto probabilmente rimarrà sorpreso dalla piega che prendono gli eventi) e non incide con un anticipo tale da rendere banale la lettura del testo, perchè è proprio andando avanti con la lettura che è possibile capire come si evolverà man mano il resto, fino al finale, che personalmente mi ha lasciata molto soddisfatta e appagata.

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