«Ma si» disse lui «non sa che esistono anime le quali soffrono senza sosta? A esse sono necessari, alternativamente, il sogno e l'azione, le passioni più pure e i piaceri più travolgenti, e di conseguenza si gettano in ogni sorta di capriccio, di follia.» Emma lo guardò, allora, come si guarda un viaggiatore che abbia attraversato paesi fantastici e osservò: «Noi, povere donne, non possiamo permetterci simili distrazioni!» «Distrazioni ben tristi, poiché in esse non v'è felicità.»
«Ma esiste la felicità in qualcos'altro?» «Certo, si può incontrarla un giorno, nella vita.» «Un giorno la si incontra» ripeté Rodolphe «un bel giorno, all'improvviso, e proprio quando ormai si dispera. Allora si schiudono nuovi orizzonti, ed è come se una voce gridasse: "Eccola!" Si sente il bisogno di confidare a questa persona tutta la propria vita, di donarle tutto, di sacrificarle tutto. Non sono necessarie spiegazioni: la si riconosce subito. La si intravede nei propri sogni. E finalmente, eccolo il tesoro tanto atteso, davanti a noi, che brilla e risplende. Eppure, ancora non ci si sente sicuri, non si ha il coraggio di credervi, si resta abbagliati, come chi esca dalle tenebre alla luce.»
Un medico, Charles Bovary, dopo aver studiato medicina durante la giovinezza, sposa una donna più grande di lui, che però muore prematuramente. Rimasto vedovo, si risposa con una bella ragazza di campagna, Emma Rouault, impregnata di desideri di lusso e romanticherie, vagheggiamenti che le provengono dalla lettura di novelle popolari. Charles è benestante, ma anche noioso e maldestro. Emma crede che la nascita di un maschio "curerà" il loro matrimonio. Quando rimane incinta, e alla fine partorisce una figlia, si convince che la propria vita sia virtualmente finita.
Charles decide che per Emma ci vuole un cambio di scena, e si trasferisce dal villaggio di Tostes a un altro villaggio altrettanto deprimente, Yonville. Emma accetta il corteggiamento di una delle prime persone che incontra, un giovane studente di giurisprudenza, Léon Dupuis, che sembra condividere con lei il gusto per le "cose più belle della vita". Quando Léon se ne va per motivi di studio a Parigi, Emma intraprende una relazione con un ricco proprietario terriero, Rodolphe Boulanger. Confusa dai suoi fantasiosi vagheggiamenti romantici, Emma escogita un piano per fuggire con lui. Rodolphe, anche amandola, non è pronto ad abbandonare tutto per una delle sue amanti; quindi rompe l'accordo la sera precedente a quella dell'architettata fuga, mediante una lettera sul fondo di un cesto di albicocche. Lo shock è tale che ella si ammala gravemente, e per qualche tempo si rifugia nella religione.
Una sera, a Rouen, Emma e Charles assistono all'opera , ed Emma incontra daccapo Léon. I due iniziano una relazione: Emma si reca in città ogni settimana per incontrarlo, mentre Charles crede che lei prenda lezioni di pianoforte. Al contempo, Emma sta spendendo esorbitanti somme di denaro. I suoi debiti intanto raggiungono valori esplosivi e la gente inizia a sospettare l'adulterio. Dopo che i suoi amanti le hanno rifiutato il denaro per pagare il debito Emma ingoia dell'arsenico e muore, in modo penoso e lento. Il leale Charles è sconvolto, tanto più che ritrova le lettere che Rodolphe le scriveva. In breve, muore a sua volta, e la figlia della coppia rimane orfana.
“Quell’uomo così pratico non distingueva la dissimiglianza dei sentimenti sotto l’eguaglianza delle espressioni. Perché labbra libertine o venali gli avevano mormorato frasi simili, non credeva che debolmente al candore di quelle di Emma. Pensava di dover fare la tara ai discorsi esagerati atti a nascondere affetti mediocri, come se il pieno dell’anima non traboccasse talvolta con le più vuote metafore, poiché nessuno possiede mai l’esatta misura dei suoi bisogni né delle sue concezioni o dei suoi dolori, e la parola umana è come una caldaia incrinata sulla quale battiamo musica da far ballare agli orsi quando vorremmo commuovere le stelle.”
Il processo per cui, nel gennaio 1857, Gustave Flaubert si trovò di fronte all’accusa di “oltraggio alla morale pubblica e religiosa e ai buoni costumi”, fu forse la più grande pubblicità a cui il suo Madame Bovary potesse aspirare. Quando nell’aprile dello stesso anno, dopo l’assoluzione, il testo uscì finalmente in volume, fu subito un gran successo. Dobbiamo forse ringraziare anche noi insieme a Flaubert, che lo fa nella dedica, l’avvocato Sénard, grazie al quale abbiamo oggi la fortuna di poter leggere uno dei grandi capolavori della letteratura europea. Ciò che gli valse maggiormente l’accusa di oltraggio fu l’uso che fece del discorso indiretto libero, che mescola le parole dello scrittore e quelle del personaggio, in quanto, specialmente in certi passaggi particolarmente “compromettenti”, non risultava chiaro quale fosse il giudizio morale dell’autore che, nell’accompagnare le lascive passioni della sua Emma, sembrava in qualche modo condividerle. Flaubert parla attraverso la bocca dei suoi personaggi, o sono essi ad esprimersi per mezzo del genio di questi? Probabilmente entrambe le cose. Il narratore onnisciente di cui mai dimentichiamo l’esistenza ogni tanto si confonde con le sue stesse creazioni.
Il centro preminente di tutto è l’eterna insoddisfazione della protagonista. L’autodistruzione verso cui si trascina Emma è tutta dettata dalla sua noia esistenziale. La vediamo nascere, agli albori del primo amore e del matrimonio, come speranza di una vita che ricalchi le fantasie cavalleresche che per anni avevano nutrito le giovani aspettative di un amore romantico; vediamo tali aspettative disfarsi pian piano, e poi crollare definitivamente in un lago di insofferenza quando risulta evidente che Charles Bovary non sia proprio il tipo d’uomo che possa soddisfare le sognanti attese di una dama mancata. I castelli in aria di Emma sono troppo in alto per essere raggiunti, persino per chi sia predisposto a certe romanticherie, figuriamoci per uno come Charles. Ma non finisce qui: se suo marito fosse stato un uomo pessimo, un alcolizzato, un violento e un geloso, allora forse ci sarebbe stato il riscatto della lotta per la propria libertà, l’immagine di una donna che deve sottrarsi alle ingiustizie, e cosa c’è di più romanzesco di questo? E invece no. L’ironia del destino vuole che a una donna tanto passionale e viva, seppur spesso nel più superficiale dei modi, vada un uomo buono e semplice, che l’ama, per giunta! Non le resta altro che cercare di contornarsi di stoffe pregiate, scarpette e profumi: tanto più piena di cianfrusaglie sarà la sua stanza, tanto più eleganti saranno i suoi abiti, tanto meno vuota sembrerà la sua esistenza. Emma è esagerata in tutto quello che fa, non conosce mezze misure. Amplifica ogni sentimento fino all’implosione, poiché, nell’impossibilità di condividere con qualcuno le proprie angosce, tutto passa sotto silenzio. Nell’ostinarsi a vivere in un romanzo tutto suo, non si accorge di esserne l’unico personaggio: nessuno può capirla, nessuno può soddisfarla, perché ciò che lei pretende è un darsi sempre più del dovuto, uno spingersi fino ai baratri più profondi…e lo stesso distruggersi inconsciamente ma nello stesso tempo con foga è, forse, l’unica cosa possibile.
In ogni caso, il romanzo non è soltanto Emma: il romanzo è anche Charles Bovary, papà Rouault, il farmacista Homais, Rodolphe, Lèon…Madame Bovary è tutti i suoi personaggi, qui come non mai. Poiché per quanto sia lampante la preminenza delle azioni e dei pensieri di Emma Bovary, che fanno da perno a tutto il romanzo, dobbiamo anche constatare il fatto che il suo personaggio si inserisce solo alcuni capitoli dopo l’inizio vero e proprio della narrazione, e che non è di lei che si parla nemmeno nell’ultima parte di essa, come se si trattasse di un’incursione esterna, del passaggio di una vita fra le tante altre realtà preesistenti. Ma non si tratta solo di una questione di tempi. In verità uno degli aspetti più interessanti del romanzo sta nelle dinamiche che regolano i rapporti fra i personaggi e quelli che si instaurano fra essi e il lettore, nel suo pluralismo, nel suo essere coro di tante voci: quasi tutti hanno un proprio momento di gloria, uno spazio sotto i riflettori. Quello di Madame Bovary è un universo in cui trova posto l’intima sofferenza di ognuno, anche la più comune, la più semplice o la più vigliacca insoddisfazione che ci possa essere. Il puzzle composto dalla straordinaria cornice storica non manca di un pezzo. La caratterizzazione dei personaggi è certamente qualcosa di magistrale: ogni tanto Flaubert ci permette di aprire la finestra sul mondo di qualcuno che non sia Emma, ma senza nulla togliere alla complessità del suo controverso personaggio, anzi, riportandola ancor più ad una dimensione di normalità. Lei non è altro che una donna come altre, agli occhi del mondo, un puntino nero in una macchia d’inchiostro: proprio per questo, per sentirsi vivere, Emma ha bisogno di urlare a se stessa la propria presenza. È proprio questo che fa di Emma Madame Bovary.
Il romanzo Madame Bovary è stato adattato per il grande schermo parecchie volte, a partire dalla versione del 1933 di Jean Renoir. È stato anche l'argomento di una quantità di "mini-serie" televisive o sceneggiati per lo stesso mezzo di comunicazione di massa. Il più considerevole fra questi adattamenti rimane la Madame Bovary cinematografica del 1949, prodotta dalla MGM. Diretto da Vincente Minnelli, aveva come protagonisti Jennifer Jones nel ruolo principale, e co-protagonisti James Mason, Van Heflin, Louis Jourdan, e Gene Lockhart. Nel 1969, Edwige Fenech interpreta Emma Bovary nel film italo-tedesco: I peccati di Madame Bovary. Un adattamento cinematografico molto fedele al romanzo è invece quello del 1991 di Claude Chabrol, al contrario della produzione russa del film Salva e custodisci di Aleksandr Sokurov (1989) che si ispira al libro di Flaubert, ambientandolo però in Russia, modificando i tratti di alcuni personaggi del romanzo e sottolineando l'erotismo degli incontri della protagonista con i suoi amanti. Vi fu pure, nel 2000, un adattamento televisivo per il Masterpiece Theatre (Teatro del capolavoro), che vedeva come interpreti Frances O'Connor e Hugh Bonneville. Nel 1997 è stato trasposto in manga (fumetto giapponese) dalla mangaka Yumiko Igarashi,un manga erotico dedicato ad un pubblico femminile,facente parte degli Shojo manga(per donne).
Secondogenito di tre figli, Gustave Flaubert nasce a Rouen il 12 dicembre 1821. Il padre è primario chirurgo della città, la madre è una ricca proprietaria terriera.
Flaubert inizia a scrivere sin dall'adolescenza. Nel 1836 sulla spiaggia di Trouville incontra Elise Foucault, ragazza sposata che sarà oggetto della grande e mai soddisfatta passione della vita dello scrittore; da questa esperienza trarrà ispirazione per il suo lavoro "L'educazione sentimentale" (1843-45).
Nel 1840 si iscrive a Parigi alla Facoltà di Legge. Segue i corsi con scarso impegno: preferisce frequentare gli ambienti letterari e artistici. Nel 1844 Gustave Flaubert viene colpito dal suo primo attacco di epilessia; lascia gli studi e torna a Rouen.
Nel 1846, dopo la morte del padre e della sorella si stabilisce con la madre e con la nipote nella casa di campagna di Croisset, sulla Senna, dove dimora, tranne che per brevi soggiorni invernali a Parigi e per alcuni viaggi all'estero. Nella casa di Croisset, Flaubert scriverà tutti i suoi più importanti capolavori.
Nello stesso anno conosce la scrittrice Louise Colet con cui inizia una relazione sentimentale che durerà fino al 1855 e di cui ci è rimasta una intensa corrispondenza.
Nel 1848 Flaubert è a Parigi. E' testimone della rivoluzione che pone fine al regno di Luigi Filippo; dopo la salita al trono di Napoleone III, Flaubert matura l'impressione di un totale fallimento della borghesia e del trionfo della società di massa. Negli anni successivi (1849-1851) viaggia in Medioriente, Grecia e Italia insieme all'amico Maxime Du Camp.
Qualche anno più tardi dall'esperienza di viaggio Flaubert trarrà ispirazione per l'opera fantastica ed esotica "Salammbo" (1862), ambientata nell'antica Cartagine. Il primo lavoro successivo al suo ritorno è però "Madame Bovary", scritto tra il 1851 e il 1856, il romanzo che più di tutti è considerato il suo capolavoro.
La storia viene di Madame Bovary viene pubblicata a puntate su la rivista "Revue de Paris", e segna una vera e propria svolta nella letteratura europea: l'orizzonte degli ideali e dei modelli romantici viene superato attraverso la demistificazione delle idee moralistiche tipiche della società borghese del primo Ottocento; la descrizione oggettiva dei fatti fa collocare Flaubert fra la scuola Romantica e quella Naturalista.
I contenuti dell'opera fanno scandalizzare i benpensanti. Nel 1857, un anno dopo la pubblicazione, "Madame Bovary" viene messo all'indice e Flaubert accusato di oltraggio alla morale e alla religione: fortunatamente verrà assolto perché i giudici non riterranno dimostrabile l'intenzione dell'autore di offendere la morale.
Negli anni tra il 1863 e il 1869 Flaubert si dedica alla riscrittura dell'"Educazione sentimentale", uno dei romanzi più importanti dell'autore francese.
La guerra franco-prussiana lo costringe a lasciare momentaneamente Croisset: le conseguenze per il suo già fragile sistema nervoso sono rilevanti.
Nel 1872 muore la madre. Nel 1875 per salvare dal fallimento il marito della nipote, vende tutte le proprietà e si riduce a vivere con gli scarsi proventi del suo lavoro di scrittore. Nell'ultimo periodo della sua vita Flaubert accetta, non senza riluttanza, una modesta pensione governativa.
A causa di un attacco di epilessia, Gustave Flaubert muore a Croisset l'8 maggio 1880.
Altre opere meno significative di Flaubert sono "La tentazione di Santo Antonio" (1874), "Tre racconti: La leggenda di S. Giuliano ospitaliere, Un cuore semplice e Erodiade" (1877), "Bouvard e Pecuchet", pietra miliare dell'umorismo nero, uscì postumo e incompiuto nel 1881.


Ciao!
RispondiEliminaSeguo il tuo blog da un bel po' e ho deciso di insignirti di un piccolo premio virtuale ^^
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Buon anno nuovo!
Pamela (Il piacere di leggere)