domenica 2 gennaio 2011

Ma­da­me Bo­va­ry, Gu­sta­ve Flau­bert

«Ma si» disse lui «non sa che esistono anime le quali soffrono senza sosta? A esse sono necessari, alternativamente, il sogno e l'azione, le passioni più pure e i piaceri più travolgenti, e di conseguenza si gettano in ogni sorta di capriccio, di follia.» Emma lo guardò, allora, come si guarda un viaggiatore che abbia attraversato paesi fantastici e osservò: «Noi, povere donne, non possiamo permetterci simili distrazioni!» «Distrazioni ben tristi, poiché in esse non v'è felicità.»
«Ma esiste la felicità in qualcos'altro?» «Certo, si può incontrarla un giorno, nella vita.» «Un giorno la si incontra» ripeté Rodolphe «un bel giorno, all'improvviso, e proprio quando ormai si dispera. Allora si schiudono nuovi orizzonti, ed è come se una voce gridasse: "Eccola!" Si sente il bisogno di confidare a questa persona tutta la propria vita, di donarle tutto, di sacrificarle tutto. Non sono necessarie spiegazioni: la si riconosce subito. La si intravede nei propri sogni. E finalmente, eccolo il tesoro tanto atteso, davanti a noi, che brilla e risplende. Eppure, ancora non ci si sente sicuri, non si ha il coraggio di credervi, si resta abbagliati, come chi esca dalle tenebre alla luce.»

Un medico, Charles Bovary, dopo aver studiato medicina durante la giovinezza, sposa una donna più grande di lui, che però muore prematuramente. Rimasto vedovo, si risposa con una bella ragazza di campagna, Emma Rouault, impregnata di desideri di lusso e romanticherie, vagheggiamenti che le provengono dalla lettura di novelle popolari. Charles è benestante, ma anche noioso e maldestro. Emma crede che la nascita di un maschio "curerà" il loro matrimonio. Quando rimane incinta, e alla fine partorisce una figlia, si convince che la propria vita sia virtualmente finita.
Charles decide che per Emma ci vuole un cambio di scena, e si trasferisce dal villaggio di Tostes a un altro villaggio altrettanto deprimente, Yonville. Emma accetta il corteggiamento di una delle prime persone che incontra, un giovane studente di giurisprudenza, Léon Dupuis, che sembra condividere con lei il gusto per le "cose più belle della vita". Quando Léon se ne va per motivi di studio a Parigi, Emma intraprende una relazione con un ricco proprietario terriero, Rodolphe Boulanger. Confusa dai suoi fantasiosi vagheggiamenti romantici, Emma escogita un piano per fuggire con lui. Rodolphe, anche amandola, non è pronto ad abbandonare tutto per una delle sue amanti; quindi rompe l'accordo la sera precedente a quella dell'architettata fuga, mediante una lettera sul fondo di un cesto di albicocche. Lo shock è tale che ella si ammala gravemente, e per qualche tempo si rifugia nella religione.
Una sera, a Rouen, Emma e Charles assistono all'opera , ed Emma incontra daccapo Léon. I due iniziano una relazione: Emma si reca in città ogni settimana per incontrarlo, mentre Charles crede che lei prenda lezioni di pianoforte. Al contempo, Emma sta spendendo esorbitanti somme di denaro. I suoi debiti intanto raggiungono valori esplosivi e la gente inizia a sospettare l'adulterio. Dopo che i suoi amanti le hanno rifiutato il denaro per pagare il debito Emma ingoia dell'arsenico e muore, in modo penoso e lento. Il leale Charles è sconvolto, tanto più che ritrova le lettere che Rodolphe le scriveva. In breve, muore a sua volta, e la figlia della coppia rimane orfana.

“Quell’uomo così pra­ti­co non di­stin­gue­va la dis­si­mi­glian­za dei sen­ti­men­ti sotto l’e­gua­glian­za delle e­spres­sio­ni. Per­ché lab­bra li­ber­ti­ne o ve­na­li gli a­ve­va­no mor­mo­ra­to frasi si­mi­li, non cre­de­va che de­bol­men­te al can­do­re di quel­le di Emma. Pen­sa­va di dover fare la tara ai di­scor­si e­sa­ge­ra­ti atti a na­scon­de­re af­fet­ti me­dio­cri, come se il pieno dell’anima non tra­boc­cas­se tal­vol­ta con le più vuote me­ta­fo­re, poi­ché nes­su­no pos­sie­de mai l’e­sat­ta mi­su­ra dei suoi bi­so­gni né delle sue con­ce­zio­ni o dei suoi do­lo­ri, e la pa­ro­la umana è come una cal­da­ia in­cri­na­ta sulla quale bat­tia­mo mu­si­ca da far bal­la­re agli orsi quan­do vor­rem­mo com­muo­ve­re le stel­le.”

Il pro­ces­so per cui, nel gen­na­io 1857, Gu­sta­ve Flau­bert si trovò di fron­te all’ac­cu­sa di “ol­trag­gio alla mo­ra­le pub­bli­ca e re­li­gio­sa e ai buoni co­stu­mi”, fu forse la più gran­de pub­bli­ci­tà a cui il suo Ma­da­me Bo­va­ry po­tes­se a­spi­ra­re. Quan­do nell’a­pri­le dello stes­so anno, dopo l’as­so­lu­zio­ne, il testo uscì fi­nal­men­te in vo­lu­me, fu su­bi­to un gran suc­ces­so. Dob­bia­mo forse rin­gra­zia­re anche noi in­sie­me a Flau­bert, che lo fa nella de­di­ca, l’av­vo­ca­to Sé­nard, gra­zie al quale ab­bia­mo oggi la for­tu­na di poter leg­ge­re uno dei gran­di ca­po­la­vo­ri della let­te­ra­tu­ra eu­ro­pea. Ciò che gli valse mag­gior­men­te l’ac­cu­sa di ol­trag­gio fu l’uso che fece del di­scor­so in­di­ret­to li­be­ro, che me­sco­la le pa­ro­le dello scrit­to­re e quel­le del per­so­nag­gio, in quan­to, spe­cial­men­te in certi pas­sag­gi par­ti­co­lar­men­te “com­pro­met­ten­ti”, non ri­sul­ta­va chia­ro quale fosse il giu­di­zio mo­ra­le dell’au­to­re che, nell’ac­com­pa­gna­re le la­sci­ve pas­sio­ni della sua Emma, sem­bra­va in qual­che modo con­di­vi­der­le. Flau­bert parla at­tra­ver­so la bocca dei suoi per­so­nag­gi, o sono essi ad e­spri­mer­si per mezzo del genio di que­sti? Pro­ba­bil­men­te en­tram­be le cose. Il nar­ra­to­re on­ni­scien­te di cui mai di­men­ti­chia­mo l’e­si­sten­za ogni tanto si con­fon­de con le sue stes­se crea­zio­ni.
Il cen­tro pre­mi­nen­te di tutto è l’e­ter­na in­sod­di­sfa­zio­ne della pro­ta­go­ni­sta. L’au­to­di­stru­zio­ne verso cui si tra­sci­na Emma è tutta det­ta­ta dalla sua noia e­si­sten­zia­le. La ve­dia­mo na­sce­re, agli al­bo­ri del primo amore e del ma­tri­mo­nio, come spe­ran­za di una vita che ri­cal­chi le fan­ta­sie ca­val­le­re­sche che per anni a­ve­va­no nu­tri­to le gio­va­ni a­spet­ta­ti­ve di un amore ro­man­ti­co; ve­dia­mo tali a­spet­ta­ti­ve di­sfar­si pian piano, e poi crol­la­re de­fi­ni­ti­va­men­te in un lago di in­sof­fe­ren­za quan­do ri­sul­ta e­vi­den­te che Char­les Bo­va­ry non sia pro­prio il tipo d’uomo che possa sod­di­sfa­re le so­gnan­ti at­te­se di una dama man­ca­ta. I ca­stel­li in aria di Emma sono trop­po in alto per es­se­re rag­giun­ti, per­si­no per chi sia pre­di­spo­sto a certe ro­man­ti­che­rie, fi­gu­ria­mo­ci per uno come Char­les. Ma non fi­ni­sce qui: se suo ma­ri­to fosse stato un uomo pes­si­mo, un al­co­liz­za­to, un vio­len­to e un ge­lo­so, al­lo­ra forse ci sa­reb­be stato il ri­scat­to della lotta per la pro­pria li­ber­tà, l’im­ma­gi­ne di una donna che deve sot­trar­si alle in­giu­sti­zie, e cosa c’è di più ro­man­ze­sco di que­sto? E in­ve­ce no. L’i­ro­nia del de­sti­no vuole che a una donna tanto pas­sio­na­le e viva, sep­pur spes­so nel più su­per­fi­cia­le dei modi, vada un uomo buono e sem­pli­ce, che l’ama, per giun­ta! Non le resta altro che cer­ca­re di con­tor­nar­si di stof­fe pre­gia­te, scar­pet­te e pro­fu­mi: tanto più piena di cian­fru­sa­glie sarà la sua stan­za, tanto più e­le­gan­ti sa­ran­no i suoi abiti, tanto meno vuota sem­bre­rà la sua e­si­sten­za. Emma è e­sa­ge­ra­ta in tutto quel­lo che fa, non co­no­sce mezze mi­su­re. Am­pli­fi­ca ogni sen­ti­men­to fino all’im­plo­sio­ne, poi­ché, nell’im­pos­si­bi­li­tà di con­di­vi­de­re con qual­cu­no le pro­prie an­go­sce, tutto passa sotto si­len­zio. Nell’o­sti­nar­si a vi­ve­re in un ro­man­zo tutto suo, non si ac­cor­ge di es­ser­ne l’unico per­so­nag­gio: nes­su­no può ca­pir­la, nes­su­no può sod­di­sfar­la, per­ché ciò che lei pre­ten­de è un darsi sem­pre più del do­vu­to, uno spin­ger­si fino ai ba­ra­tri più pro­fon­di…e lo stes­so di­strug­ger­si in­con­scia­men­te ma nello stes­so tempo con foga è, forse, l’unica cosa pos­si­bi­le.
In ogni caso, il ro­man­zo non è sol­tan­to Emma: il ro­man­zo è anche Char­les Bo­va­ry, papà Rouault, il far­ma­ci­sta Ho­mais, Ro­dol­phe, Lèon…Ma­da­me Bo­va­ry è tutti i suoi per­so­nag­gi, qui come non mai. Poi­ché per quan­to sia lam­pan­te la pre­mi­nen­za delle a­zio­ni e dei pen­sie­ri di Emma Bo­va­ry, che fanno da perno a tutto il ro­man­zo, dob­bia­mo anche con­sta­ta­re il fatto che il suo per­so­nag­gio si in­se­ri­sce solo al­cu­ni ca­pi­to­li dopo l’i­ni­zio vero e pro­prio della nar­ra­zio­ne, e che non è di lei che si parla nem­me­no nell’ul­ti­ma parte di essa, come se si trat­tas­se di un’in­cur­sio­ne e­ster­na, del pas­sag­gio di una vita fra le tante altre real­tà pre­e­si­sten­ti. Ma non si trat­ta solo di una que­stio­ne di tempi. In ve­ri­tà uno degli a­spet­ti più in­te­res­san­ti del ro­man­zo sta nelle di­na­mi­che che re­go­la­no i rap­por­ti fra i per­so­nag­gi e quel­li che si in­stau­ra­no fra essi e il let­to­re, nel suo plu­ra­li­smo, nel suo es­se­re coro di tante voci: quasi tutti hanno un pro­prio mo­men­to di glo­ria, uno spa­zio sotto i ri­flet­to­ri. Quel­lo di Ma­da­me Bo­va­ry è un u­ni­ver­so in cui trova posto l’in­ti­ma sof­fe­ren­za di o­gnu­no, anche la più co­mu­ne, la più sem­pli­ce o la più vi­gliac­ca in­sod­di­sfa­zio­ne che ci possa es­se­re. Il puzz­le com­po­sto dalla straor­di­na­ria cor­ni­ce sto­ri­ca non manca di un pezzo. La ca­rat­te­riz­za­zio­ne dei per­so­nag­gi è cer­ta­men­te qual­co­sa di ma­gi­stra­le: ogni tanto Flau­bert ci per­met­te di a­pri­re la fi­ne­stra sul mondo di qual­cu­no che non sia Emma, ma senza nulla to­glie­re alla com­ples­si­tà del suo con­tro­ver­so per­so­nag­gio, anzi, ri­por­tan­do­la ancor più ad una di­men­sio­ne di nor­ma­li­tà. Lei non è altro che una donna come altre, agli occhi del mondo, un pun­ti­no nero in una mac­chia d’in­chio­stro: pro­prio per que­sto, per sen­tir­si vi­ve­re, Emma ha bi­so­gno di ur­la­re a se stes­sa la pro­pria pre­sen­za. È pro­prio que­sto che fa di Emma Ma­da­me Bo­va­ry.

Il romanzo Madame Bovary è stato adattato per il grande schermo parecchie volte, a partire dalla versione del 1933 di Jean Renoir. È stato anche l'argomento di una quantità di "mini-serie" televisive o sceneggiati per lo stesso mezzo di comunicazione di massa. Il più considerevole fra questi adattamenti rimane la Madame Bovary cinematografica del 1949, prodotta dalla MGM. Diretto da Vincente Minnelli, aveva come protagonisti Jennifer Jones nel ruolo principale, e co-protagonisti James Mason, Van Heflin, Louis Jourdan, e Gene Lockhart. Nel 1969, Edwige Fenech interpreta Emma Bovary nel film italo-tedesco: I peccati di Madame Bovary. Un adattamento cinematografico molto fedele al romanzo è invece quello del 1991 di Claude Chabrol, al contrario della produzione russa del film Salva e custodisci di Aleksandr Sokurov (1989) che si ispira al libro di Flaubert, ambientandolo però in Russia, modificando i tratti di alcuni personaggi del romanzo e sottolineando l'erotismo degli incontri della protagonista con i suoi amanti. Vi fu pure, nel 2000, un adattamento televisivo per il Masterpiece Theatre (Teatro del capolavoro), che vedeva come interpreti Frances O'Connor e Hugh Bonneville. Nel 1997 è stato trasposto in manga (fumetto giapponese) dalla mangaka Yumiko Igarashi,un manga erotico dedicato ad un pubblico femminile,facente parte degli Shojo manga(per donne).

Secondogenito di tre figli, Gustave Flaubert nasce a Rouen il 12 dicembre 1821. Il padre è primario chirurgo della città, la madre è una ricca proprietaria terriera.
Flaubert inizia a scrivere sin dall'adolescenza. Nel 1836 sulla spiaggia di Trouville incontra Elise Foucault, ragazza sposata che sarà oggetto della grande e mai soddisfatta passione della vita dello scrittore; da questa esperienza trarrà ispirazione per il suo lavoro "L'educazione sentimentale" (1843-45).
Nel 1840 si iscrive a Parigi alla Facoltà di Legge. Segue i corsi con scarso impegno: preferisce frequentare gli ambienti letterari e artistici. Nel 1844 Gustave Flaubert viene colpito dal suo primo attacco di epilessia; lascia gli studi e torna a Rouen.
Nel 1846, dopo la morte del padre e della sorella si stabilisce con la madre e con la nipote nella casa di campagna di Croisset, sulla Senna, dove dimora, tranne che per brevi soggiorni invernali a Parigi e per alcuni viaggi all'estero. Nella casa di Croisset, Flaubert scriverà tutti i suoi più importanti capolavori.
Nello stesso anno conosce la scrittrice Louise Colet con cui inizia una relazione sentimentale che durerà fino al 1855 e di cui ci è rimasta una intensa corrispondenza.
Nel 1848 Flaubert è a Parigi. E' testimone della rivoluzione che pone fine al regno di Luigi Filippo; dopo la salita al trono di Napoleone III, Flaubert matura l'impressione di un totale fallimento della borghesia e del trionfo della società di massa. Negli anni successivi (1849-1851) viaggia in Medioriente, Grecia e Italia insieme all'amico Maxime Du Camp.
Qualche anno più tardi dall'esperienza di viaggio Flaubert trarrà ispirazione per l'opera fantastica ed esotica "Salammbo" (1862), ambientata nell'antica Cartagine. Il primo lavoro successivo al suo ritorno è però "Madame Bovary", scritto tra il 1851 e il 1856, il romanzo che più di tutti è considerato il suo capolavoro.
La storia viene di Madame Bovary viene pubblicata a puntate su la rivista "Revue de Paris", e segna una vera e propria svolta nella letteratura europea: l'orizzonte degli ideali e dei modelli romantici viene superato attraverso la demistificazione delle idee moralistiche tipiche della società borghese del primo Ottocento; la descrizione oggettiva dei fatti fa collocare Flaubert fra la scuola Romantica e quella Naturalista.
I contenuti dell'opera fanno scandalizzare i benpensanti. Nel 1857, un anno dopo la pubblicazione, "Madame Bovary" viene messo all'indice e Flaubert accusato di oltraggio alla morale e alla religione: fortunatamente verrà assolto perché i giudici non riterranno dimostrabile l'intenzione dell'autore di offendere la morale.
Negli anni tra il 1863 e il 1869 Flaubert si dedica alla riscrittura dell'"Educazione sentimentale", uno dei romanzi più importanti dell'autore francese.
La guerra franco-prussiana lo costringe a lasciare momentaneamente Croisset: le conseguenze per il suo già fragile sistema nervoso sono rilevanti.
Nel 1872 muore la madre. Nel 1875 per salvare dal fallimento il marito della nipote, vende tutte le proprietà e si riduce a vivere con gli scarsi proventi del suo lavoro di scrittore. Nell'ultimo periodo della sua vita Flaubert accetta, non senza riluttanza, una modesta pensione governativa.
A causa di un attacco di epilessia, Gustave Flaubert muore a Croisset l'8 maggio 1880.
Altre opere meno significative di Flaubert sono "La tentazione di Santo Antonio" (1874), "Tre racconti: La leggenda di S. Giuliano ospitaliere, Un cuore semplice e Erodiade" (1877), "Bouvard e Pecuchet", pietra miliare dell'umorismo nero, uscì postumo e incompiuto nel 1881.

1 commento:

  1. Ciao!
    Seguo il tuo blog da un bel po' e ho deciso di insignirti di un piccolo premio virtuale ^^
    Lo trovi a questo link:

    http://ilpiaceredileggere2010.blogspot.com/

    Buon anno nuovo!
    Pamela (Il piacere di leggere)

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