domenica 31 ottobre 2010

Il ritratto di Dorian Gray, Oscar Wilde

Trascinato, dal cinico e carismatico Henry Wotton, alla scoperta dei piaceri edonistici offerti, dalla capitale inglese, a coloro che per nobiltà e ricchezza potevano permetterselo, il giovane Dorian Gray, posto innanzi al ritratto che ne consacra il dono tangibile quanto effimero della bellezza, recita inconsapevolmente la preghiera che condizionerà per sempre la sua vita: "Che tristezza! Io diventerò anziano, orribile, spaventoso e questo ritratto rimarrà eternamente giovane. Esso non sarà mai più vecchio di quanto io sia in questo particolare giorno di giugno... Oh, se fosse l'inverso! Io eternamente giovane e il ritratto declinare! Per questo non ci sarebbe cosa che non sarei disposto a concedere! Financo la mia anima!". Così, quasi avesse, con quelle parole, stretto una sorta di patto con il demonio, Dorian conserva negli anni, immutato, il suo bell'aspetto e la giovinezza di chi, ancora adolescente, detiene un'anima pura e integra, mentre il quadro, celato in una tetra soffitta, appare sempre più denigrato dallo scorrere del tempo e dalle scelleratezze da lui compiute. Dapprima terrorizzato, poi estasiato dall'inspiegabile scoperta, Dorian imbocca, senza alcun rimorso, il sentiero della perdizione, fino a commetterne l'atto estremo, l'omicidio, e porre se stesso di fronte a un'amara e sconvolgente domanda: "Che cosa guadagna un uomo se acquista il mondo intero, ma perde la propria anima?".

L'opera è un manifesto dell'estetismo e del decadentismo, esalta il valore assoluto e imperituro della bellezza e dell'arte che trionfano su tutte le brutture e le bassezze della vita.
Dorian Gray, un giovane bellissimo di cui Basil Hallward, pittore di fama, sta eseguendo il ritratto, desta l'attenzione di Lord Henry Wotton, uomo cinico e immorale, che gli rivelerà il senso della bellezza, bene straordinario ma transitorio, degno quindi di essere intensamente vissuto.
Impressionante come Lord Henry spingerà Dorian sulla via del vizio e della perdizione, facendone insieme il discepolo e la vittima. Può parlarsi quasi di una iniziazione seducente e diabolica. Lasciatosi sedurre da queste teorie Dorian si abbandonerà, in compagnia di Lord Wotton, alla ricerca dei più sfrenati e capricciosi piaceri, che lo porteranno a condurre un'esistenza caratterizzata dalla corruzione e dalla depravazione e che lo spingeranno all'uccisione di Basil Hallaward, autore del dipinto, che Dorian considera colpevole della sua perversione.
A causa di un sortilegio, Dorian avrà la possibilità di conservare intatta la sua giovinezza, mentre il ritratto assumerà fattezze sempre più oscene fino a quando il protagonista, per far tacere l'atto di accusa della coscienza, lo squarcierà con un coltello.
E' così che morirà, trasformandosi nel cadavere di un vecchio disgustoso, mentre il ritratto riprenderà il suo antico splendore, conservando intatta la bellezza di Dorian.
Ho amato molto questo libro in ogni sua pagina.
Il percorso di Dorian, dall'innocenza alla totale perversione riesce a sconvolgere.
Eccezionale il personaggio di Lord Henry Wotton con i suoi aforismi sulla vita in generale che rispecchiano la visione deformata e snaturata che ha lo stesso Wilde dell'esistenza e che in molti casi si rivelano dei veri e propri paradossi.

Estratti
"Si" continuò "per te valgo meno del tuo Ermes d'avorio o del tuo fauno d'argento: quelli ti piaceranno sempre, ma fino a quando io ti piacerò? Probabilmente fino al giorno in cui avrò la prima ruga. Adesso capisco che perdendo la bellezza, quale essa sia, si perde tutto: ecco quello che mi ha insegnato il tuo ritratto. Lord Enrico Wotton ha perfettamente ragione, la gioventù è l'unica cosa che meriti di essere posseduta. Quando mi accorgerò di invecchiare mi ucciderò". [...] "Questa è opera tua Enrico" disse il pittore amaramente. Lord Enrico si strinse nelle spalle: "Questo è il vero Dorian Gray, tutto qua".

Gli umili fiori di campo appassiscono, ma tornano poi a fiorire; il prossimo giugno l'avorno sarà dorato come adesso; tra un mese questa clematide sarà coperta di stelle purpuree e di anno in anno la verde notte delle sue foglie racchiuderà quelle stelle di porpora. Ma la nostra gioventù non torna mai indietro, il palpito di gioia che batte in noi a vent'anni si fa torbido, si indeboliscono le nostre membra, i sensi si corrompono. E noi degeneriamo in ripugnanti fantocci ossessionati dal ricordo di passioni di cui avemmo troppa paura e di tentazioni squisite a cui non osammo abbandonarci. Gioventù! Gioventù! Nulla vi è al mondo che valga la gioventù.

Oscar Wilde riguardo alla sua opera ha detto:
"Basil Hallward è quello che credo di essere, Henry Wotton è come il mondo mi dipinge e Dorian Gray è quello che mi piacerebbe essere"

1 commento:

  1. Wilde è Wilde, è una mente diversa...una grande stupenda mente. Lo amo ;-)

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